Elezioni USA:  Trump versus Clinton, tra scommesse e tragedia

Elezioni USA:
Trump versus Clinton, tra scommesse e tragedia


Filippo Frizzi



Nella corsa alla Casa Bianca dicono più i bookmakers che i sondaggi

Ad appena due mesi dall’Election Day del prossimo 8 novembre, nelle quote dei bookmakers nazionali ed internazionali, per la corsa alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton domina sul rivale Donald Trump. I quotisti di tutto il mondo – che stabiliscono a quanto viene pagato il verificarsi di un evento, valutandone il grado di probabilità – seguono con attenzione le elezioni USA, che diventano così un’ottima cartina di tornasole per valutare l’umore degli elettori e le loro vere previsioni, al pari – o meglio – dei sondaggi che in questi mesi hanno scandagliato le sensazioni del popolo statunitense al voto.

Dopo la vittoria dell’ex first lady su Bernie Sanders nelle primarie del supertuesday dello scorso 1° marzo, nel quale la candidata di punta del partito democratico era riuscita ad aggiudicarsi gran parte degli Stati (7 su 11) chiamati a esprimere il proprio candidato, i bookmakers offrirono la Clinton vincente a 1,50 (-200 nel gergo americano) dandola per favorita nella corsa per le Presidenziali davanti a tutti gli altri candidati. L’ex first lady, era a 2,00 nelle quote per le elezioni USA stabilite dal bookmaker Bovada (uno dei colossi del gioco online verso cui affluiscono la maggior parte delle giocate degli statunitensi); quote pubblicate per la prima volta il 30 giugno del 2015. Dopo i risultati del supertuesday la Clinton aveva perciò già visto diminuire un consistente margine della propria quota.

Nonostante che anche Trump fosse riuscito quel 1° marzo, nella stessa tornata elettorale, ad imporsi con un risultato altrettanto eclatante (7 Stati su 11 anche per lui), i bookmakers non vollero credere nell’exploit dell’imprenditore, proponendo la vittoria di quest’ultimo a 3,00 (+200, da ora in poi convertiremo tutte le quote secondo gli standard decimali). Il risultato consentì tuttavia a quest’ultimo di piazzarsi subito dopo la Clinton, al secondo posto sul podio degli allibratori davanti a tutti gli altri candidati.

In quella occasione, i bookmakers lessero dunque bene i meccanismi di questa corsa alle presidenziali lasciando tutti gli altri contendenti ai nastri di partenza. (Si pensi che dopo il supertuesday Marco Rubio, il principale rivale di Trump, era dato a 24,00 mentre Bernie Sanders l’antagonista della Clinton,era dato a 30,00). All’uscita delle “quote” sul voto di Novembre i bookies non fecero altrettanto bene, o quantomeno sottovalutarono il fenomeno Trump. Quando la Clinton, come ricordavamo prima, era offerta a 2,00, il tycoon newyorkese era ancora decisamente un underdog, offerto vincente a 26,00. Trump, in caso di vittoria avrebbe potuto mettere a segno un risultato straordinario e, alla vigilia delle elezioni, del tutto impronosticabile, tranquillamente paragonabile – in campo calcistico – all’imprevedibile vittoria del Leicester City di Ranieri nella passata Premier League britannica.

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Nel frattempo lo spread tra le due teste di serie è andato via via a livellarsi fino a quando il 19 maggio Trump superò per la prima volta la Clinton nei sondaggi ufficiali, con 0,2 punti percentuali (43,4, contro 43,2). Lo stesso fenomeno si ripresentò il 22 maggio successivo, fatto che destò una certa inquietudine nell’entourage dell’ex First Lady e che vide i quotisti costretti ad accorciare il margine del candidato repubblicano su quella democratica, offerto vincente a 2,90 contro gli 1,45 della rivale (la distanza di quota più bassa dall’apertura delle giocate su Bovada). La bomba del mailgate che consentì a Trump, lo scorso 27 luglio, di superare per la prima volta la Clinton nei sondaggi di un intero punto percentuale (44,6 contro 43,6) non scosse più di tanto i bookmakers, che non solo in quel momento, anche dopo la prova dei due candidati in Ohio (uno degli swing states fondamentali nell’economia delle elezioni USA), non avevano, nel recente Labour day ancora accorciato il gap tra i due. Lo hanno invece dovuto fare il 7 Settembre, quando i sondaggi che davano Trump in vantaggio di due punti, e il conseguente flusso delle scommesse che vedono Trump vincente, ha spinto Bovada ad abbassare le quote del candidato repubblicano dai 3,40 del giorno precedente a 2,95, cambiando al rialzo quelle della Clinton, da 1,33 del 6 Settembre ad 1,40.

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Già quattro giorni prima, peraltro, la pubblicazione del dossier di 58 pagine con la sintesi dell’interrogatorio alla Clinton pubblicato dall’Fbi, e le numerose faglie nella testimonianza dell’ex first lady (e i repubblicani avevano chiesto la riapertura del caso), avevano dato la sensazione di una rottura degli equilibri della contesa. Salvo ulteriori colpi di scena, tuttavia, l’atto decisivo della corsa alla Casa Bianca si giocherà probabilmente il prossimo 26 settembre. I due candidati si affronteranno infatti in diretta televisiva nel loro primo faccia a faccia. Un dibattito che si terrà all’Hofsra University di New York, ma che sarà visibile in mondovisione. Un match ball che potrebbe, a prima vista, favorire la candidata dei democratici, abituata a questo tipo di scontri e probabilmente più capace dell’avversario a snocciolare cifre statistiche in termini politici. Ma che potrebbe rivelarsi altrettanto interessante per la “punta di diamante” dei repubblicani, animale da palcoscenico televisivo, forse meno rassicurante dell’avversaria ma senz’altro più vicino al telespettatore medio americano che assisterà al dibattito cercando di farsi un’idea sul voto prossimo venturo.

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Tornando alle scommesse, a nostro avviso risulta ancora estremamente difficile fare una previsione su chi potrebbe essere il 58° Presidente degli Stati Uniti. Alcuni fattori inviterebbero alla prudenza, e sconsiglierebbero senz’altro un eventuale scommettitore dal piazzare una giocata sulla candidata Democratica, giocata, magari, incoraggiata dai rumors dei media. Troppe varianti possono essere ancora determinanti in questa corsa alla Casa Bianca.

Ad esempio, non sono da sottovalutare le voci circa il precario stato di salute della Clinton. Diverse autorevoli fonti sembrano smentire che si tratti solo di speculazioni diffuse ad arte dall’opposizione in vista della prossima tornata elettorale. Risulta qui utile ricordare che nel gennaio del 2013 la Clinton fu ricoverata dopo aver accusato un malore piuttosto impressionante, in seguito al quale fu ricoverata per un grumo di sangue formatasi tra il cranio e il cervello. Sembrerebbe che la candidata sia predisposta a questo genere d’incidenti, soffrendo di cali di pressione arteriosa e insufficienza cardiaca. Recentemente, durante una conferenza stampa, mentre era incalzata da alcuni giornalisti dell’Associated Press, la ex-First Lady, che ha ben 68 anni, avrebbe avuto una sorta di crisi epilettica, ripetutasi pochi mesi dopo in un convegno nel Nevada.

 

Una condizione precaria per la candidata che, se fosse confermata, aprirebbe seri dubbi sul possibile mandato di 4 anni che la Clinton si appresterebbe ad affrontare, e che potrebbe anche portare ad una sino a ieri incredibile uscita di scena della candidata, nel caso in cui la sua salute peggiori irrimediabilmente nei prossimi due mesi. Proprio in quest’ottica potrebbero acquistare un significato gli scenari apocalittici, ma mai ben specificati, tracciati alla Convention Repubblicana da Rudy Giuliani: “Non ci sono prossime elezioni, sono queste. Non c’è più tempo per dare nuova vita al nostro grande Paese”. (“There’s no next election. This is it! There is no more time left to revive our great Country”. E persino una recente dichiarazione di Sanders, che da poco ha deciso di appoggiare apertamente la candidata ufficiale del suo partito, potrebbe assumere toni tetri prefigurando un incredibile riassetto in extremis della corsa alla Casa Bianca: “Questa campagna non è per Hillary Clinton, Donald Trump, Bernie Sanders o qualsiasi altro candidato che corre per la nomina di presidente. Questa campagna è per le necessità del popolo americano” (“This campaign is not about Hillary Clinton, Donald Trump, Bernie Sanders, or any other candidate who is standing for president. This campaign i about the needs of the American People.”).

Le parole di Sanders, in questa chiave di lettura un po’ “dietrologica”, non sembrano escludere da un possibile coup de théatre nemmeno lo stesso Trump. Lasciano infatti non poco interdetti le numerose uscite del tycoon newyorkese che i media hanno considerato sbagliate o “a vuoto”, specialmente nell’ultimo periodo. Una serie di sconcertanti gaffes – o presunte tali – che forse nessun altro precedente candidato alla casa bianca era riuscito ad accumulare negli anni passati, e che ha fatto guadagnare a Trump una ironica nomination per il ruolo di candidato più “stonato” di tutti i tempi.

Uno strano gioco a perdere che potrebbe celare intricate macchinazioni di potere. Dietro ad un volontario “ammutinamento”, il candidato dei repubblicani potrebbe aver stretto ad esempio accordi di favore per le sue aziende, da sempre nel mirino dell’antitrust statunitense.

Una lettura ancora più complottista, con scenari inquietanti sulla falsariga dei romanzi di Ian Fleming, potrebbe anche prefigurare l’eliminazione fisica di uno dei due canditati. Negli Stati Uniti l’assassinio politico è una pratica non eccezionale e assai efficace. Basta ricordare le elezioni del 1968, quando alle primarie democratiche del New Hampshire, il candidato “naturale” del partito, il Presidente uscente Lyndon Johnson, si dimostrò più debole del previsto di fronte allo sfidante McCarthy. Due giorni dopo, Bob Kennedy, che sino ad allora aveva sostenuto lo sfidante, si candidò in prima persona. Ne seguì una battaglia accesissima. Johnson si dovette ritirare, e il giorno delle primarie della California, il vincitore – Kennedy, che controllava il Partito democratico – venne assassinato. I Kennedy proposero allora a McCarthy di prender il terzo fratello, Ted, come Vice Presidente, il che gli avrebbe garantito la vittoria. McCarthy rifiutò, e Nixon vinse con lo 0,15 % di maggioranza.

I recenti fatti di cronaca sembrano ulteriormente avvalorare le tesi del complotto. Lo scorso 30 giugno, Michael Sandford, 20enne originario di Dorking, nel Surrey, contea Sudorientale dell’Inghilterra ha cercato di sottrarre una pistola ad un poliziotto nel tentativo di freddare Trump intento a firmare autografi durante un comizio elettorale in un casinò di Las Vegas. L’attentatore era negli Stati Uniti senza un regolare permesso e si sarebbe addestrato al tiro per una decina di giorni in un poligono del Nevada. Una falla nel sistema di sicurezza dei servizi segreti statunitensi davvero imbarazzante che pone dei leciti punti interrogativi sulla vicenda e traccia delle perniciose macchie plumbee su questa drammatica corsa alla Casa Bianca.

Ciò detto, per tornare al mondo delle scommesse, a questo punto si potrebbe prendere seriamente in considerazione di accettare la scommessa proposta da PaddyPower (bookmaker irlandese tra i più popolari in Europa), e puntare su un possibile passo indietro della Clinton, magari per problemi fisici, (quotata a 21,00) o sul ritiro di Trump, che per motivi d’interesse decida alla fine di farsi da parte,o che magari esca di scena freddato da un oscuro sicario: ipotesi quotata a 15.00. Ma chissà se poi gli allibratori sarebbero disposti a rimborsare la somma giocata nel caso di morte di uno dei due candidati!.. Anche il fatto che sempre lo stesso bookmaker proponga Sanders, (che è – o dovrebbe essere – ormai solo un outsider) a 67,00, non può non stuzzicare la fantasia di un osservatore esterno. Tuttavia forse, per non perdere soldi, nell’elezione presidenziale USA in cui si registra il più vistoso calo di consensi dei due partiti più popolari nella recente storia americana, ironicamente e nell’incertezza della sorte, conviene – se proprio si vuol giocare – scegliere tra Democratici e Repubblicani con i primi favoriti sui secondi, vincenti a 1,40 contro i 2,95 degli avversari (quote Bovada).

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L’autore:
Filippo Frizzi, giornalista, blogger e studioso di Storia Medievale. Ha scritto di economia e politica, per poi dedicarsi al mondo delle scommesse, partecipando alla realizzazione del blog BetandEconomynews e scrivendo regolarmente per il blog di Planetwin365.

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