La Costituzione di chi vota “SI”. La Costituzione di chi vota “NO”
L’obiettivo principale della riforma è quello di rendere più rapido il passaggio delle leggi senza l’estenuante gioco di rinvii tra Camera e Senato. Un gioco di rinvii in cui si annidano le peggiori caratteristiche del processo legislativo, con l’introduzione di piccoli cambiamenti destinati a favorire interessi particolari, oppure a rendere poco chiare le leggi in modo che esse vengano poi applicate come diceva un uomopolitico del secolo scorso: “Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano”.
Altrettanto importante, se non di più, è la riduzione dei poteri delle Regioni e la loro restituzione allo Stato. Irrazionalità assurde, come l’impossibilità di accesso alle cure mediche se ci si ammala fuori dal territorio regionale, vengono così corrette, e con esse gli sprechi e le malversazioni di una pletora di personaggi pseudo-politici che vivono attorno alle fazioni in lotta per mettere le mani sul bilancio delle regioni.
La Costituzione della Repubblica, se Domenica il nuovo testo verrà approvato, sarà quindi non solo una riforma in sé, ma anche un potente strumento di ulteriori riforme.
Naturalmente, molti di coloro che voteranno “NO” sono dei poveracci che credono di essere “fichi”, più qualche vecchio trombone spompato che sogna ritorni impossibili. Ma esiste un “nucleo duro” pseudo-intellettuale tra coloro che votano “No”- E questi personaggi sostengono di voler difendere la Costituzione quale essa è stata scritta dai padri fondatori della Repubblica. Ma in realtà ad essi quella Costituzione non interessa affatto. Ciò che essi voglio difendere con le unghie e con i denti è la cosiddetta “costituzione materiale”, cioè la situazione effettiva in cui si trovano i cittadini della Repubblica a seconda del loro grado di inserimento nel sistema di potere.
La “costituzione materiale” dell’Italia può essere descritta come un sistema di potere polverizzato, in cui alcune decine di migliaia di persone hanno scavato, nella struttura dello Stato, una loro nicchia come topi nel formaggio: una nicchia di potere di veto e di ricatto cui si deve sottomettere – soprattutto dal punto di vista pecuniario – chiunque voglia svolgere un’attività, o semplicemente godere dei propri diritti fondamentali e vivere come si vive in un paese moderno. Una nicchia perciò che produce anche benefici economici sostanziali per chi la occupa.



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